Fondo Pensione batte TFR nonostante la crisi

Espero al primo posto nella classifica dei rendimenti dal 2007 a oggi.

A 10 anni dall’entrata in vigore del sistema pensionistico complementare, Il Sole 24 Ore insieme alla società di consulenza finanziaria Consultique, ha condotto un’analisi sulle posizioni di quattro ipotetici lavoratori, i quali, a parità di condizioni, hanno destinato il TFR rispettivamente: in azienda o allo Stato (in caso di azienda con oltre 50 dipendenti), a un fondo negoziale, a un fondo aperto o a un Pip a gestione separata.

Dai risultati, spiccano per convenienza i fondi pensione di categoria, con il +44% sul TFR. Un ottimo risultato se pensiamo alle crisi finanziarie che l’Italia ha affrontato dal 2007. In particolare, Fondo Espero al primo posto nella classifica dei rendimenti: in 10 anni, +60% per il comparto Crescita e +27% per il Garanzia.

Abbiamo già parlato di come l’adesione alla previdenza complementare sia stata scarsa, e ancora oggi, nonostante una maggiore consapevolezza rispetto ai primi anni, sia sottovalutata. Esperti di previdenza, ma anche psicologi, spiegano “quanto sia difficile costruirsi un piano di lunghissimo termine senza soluzioni semi-obbligatorie o ‘spinte’ del sistema. La volontarietà lascia soli i lavoratori, liberi più spesso di sbagliare che di fare il proprio interesse. Tanto che alle migliori performance finanziarie spesso non corrisponde eguale ‘successo’ di adesioni […]” – come illustrato nell’articolo di Marco Lo Conte ne Il Sole 24 Ore di oggi.

Al convegno di Montecitorio organizzato il 3 novembre dai Fondi del pubblico impiego Espero e Perseo Sirio, sono state evidenziate le carenze del sistema informativo, in particolare dei fondi di categoria la cui natura senza scopo di lucro non permette una potenza informativa alla pari di banche e assicurazioni. Inoltre, altri fattori riscontrati sono la poca consapevolezza dei reali vantaggi e rischi, e la scarsa (talvolta inesistente) educazione finanziaria dei cittadini italiani.

Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, afferma “i risultati di rendimento sin qui conseguiti debbono essere consolidati attraverso un ragionevole ricorso a validi investimenti alternativi, nel cui ambito possono anche trovare collocazione gli impieghi nella cd economia reale, purché scelti senza mai dimenticare la finalità prima dei fondi pensione: la tutela dei propri aderenti.” Una questione interessante quella dell’economia reale, anch’essa affrontata al Convegno di novembre: una proposta di Espero e Perseo Sirio presente nella seconda fase del verbale di sintesi Governo/Sindacati, che attende un sostegno normativo adeguato.

“Promuovere gli investimenti a vantaggio dell’economia reale italiana – spiega Lo Conte nel suo articolo – permette di assicurare che dagli stessi enti provenga un flusso di risorse a sostegno dello sviluppo infrastrutturale del Paese e delle imprese di medie dimensioni impegnate in processi di crescita.”

Un’altra evidenza della convenienza dei Fondi pensione sono le anticipazioni, un servizio che considera le esigenze dei propri associati al fine del loro benessere anche nel presente. In particolare, si è registrato un picco nel 2015, testimone di “una tendenza che conferma come i fondi pensione siano serviti ai lavoratori per le loro contingenze e per evitare di indebitarsi ulteriormente; anche se in questo modo hanno smontato quanto accumulato e ridotto le prestazioni future, almeno finché non si reintegrino le posizioni individuali (beneficiando delle agevolazioni fiscali).”

Da quest’analisi emerge l’oggettività dei vantaggi dei fondi pensione, in particolare quelli previsti dal contratto (negoziali) che offrono anche il contributo datoriale, una soluzione per  tutti i lavoratori che vogliano costruirsi una rendita dopo il pensionamento, ma anche una sicurezza quotidiana.

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