L’inclusione previdenziale nella società che invecchia e non conosce

Il 24 novembre, alla 26° Mostra Convegno Nazionale Orientamento Scuola Formazione Lavoro, il Presidente della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione Mario Padula è intervenuto nell’ambito della relazione “Analfabetismo finanziario ed inclusione previdenziale nella società che invecchia”.

La società sta invecchiando. Questo, uno dei punti fondamentali che pesa sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici, sanitari e sulla riduzione della produttività. Infatti, l’aspettativa di vita si è alzata e la media di genere si ipotizza che nel 2100 sarà 89 anni.

Il sistema pensionistico rischia di risentirne in maniera importante, soprattutto se, a un’alta speranza di vita, aggiungiamo un basso tasso di attività degli anziani. In molte economie, si è intervenuti in modo anche profondo sui sistemi previdenziali. In Italia, si è intrapreso questo cammino dalla prima metà degli anni ’90 del secolo scorso.

Tali riforme hanno segnato un innalzamento dell’età di pensionamento e il progressivo passaggio da sistemi organizzati secondo il principio della retribuzione a sistemi fondati – in tutto o almeno in parte – sul metodo della contribuzione. Questo principio di contribuzione sposta sempre di più la responsabilità delle decisioni in materia pensionistica sull’individuo.

Inoltre, in molti casi, le riforme hanno determinato la riduzione delle prestazioni.

Come rispondono le persone a questi cambiamenti?

La percentuale di inclusione previdenziale è molto bassa. La reazione dei lavoratori a queste problematiche è ostacolata, infatti, da un generale analfabetismo finanziario. Il gap è più forte in quei paesi Europei dove il livello delle abilità matematiche di base è più basso; nella popolazione dei 50+ la conoscenza e la propensione all’investimento, infatti, “dipende fortemente da abilità cognitive di base, coeteris paribus.”

La conseguenza è un aumento del rischio di povertà dopo l’uscita dal mercato del lavoro. Ciò va a sostegno dell’importanza di una maggiore conoscenza in campo di pensioni, in quanto sempre più vi è la necessità di un ruolo attivo dell’individuo nelle scelte previdenziali.

Il pilastro della previdenza complementare, in Italia, come in molte economie sviluppate, rappresenta un valido strumento per assorbire la riduzione delle prestazioni del sistema di base, che la transizione demografica ha reso necessaria.

Per saperne di più, scarica la presentazione della relazione.

Fondo Espero riconosce il gap informativo in materia previdenziale, per questo si sta impegnando a diffonderne la cultura. Vai su www.sceltaprevidente.it e scarica gratuitamente la guida di base alla pensione complementare nel pubblico impiego.